Impianto rifiuti pericolosi a Follo, senza autorizzazione e fuori controllo


Tratto dal Blog di Marco Grondacci

Ci sono problematiche ambientali discutibili, contestabili, ma ce ne sono alcune che sono intollerabili. Intollerabili perchè dimostrano il totale disprezzo delle leggi nonchè della salute e della qualità della vita dei cittadini, da parte delle Autorità Pubbliche. Ci sono esempi in questo senso nel nostro territorio come quello dell’impianto di Saliceti a Vezzano Ligure, di cui mi sono occupato spesso anche su questo blog,  con le sue emissioni odorigene pluriennali nel totale disinteresse di Acam e Provincia e nella passività del Comune di Vezzano…….e poi c’è l’impianto di rifiuti in località Cerri di Follo.

Le foto che pubblico in questo post riguardano proprio questo ultimo impianto di trattamento e recupero di rifiuti speciali pericolosi collocato a poche decine di metri da numerose abitazioni……..

…Impianto che è stato oggetto di un incendio lo scorso 4 luglio (vedi foto a fianco), per autocombustione, proprio dei rifiuti piazzati in modo disordinato e soprattutto illegale all’esterno dell’impianto.

Uno pensa dopo un evento simile le autorità preposte interverranno. La Provincia sospenderà l’attività dell’impianto, il Sindaco di Follo farà un ordinanza come autorità sanitaria per chiedere la immediata rimozione dei rifiuti dai piazzali.

Figuriamoci!  Niente di tutto questo, come dimostra la foto qui a fianco (scattata ieri), a distanza di oltre due mesi la situazione è sempre la stessa: montagne di rifiuti indefiniti stoccate all’aperto senza alcune misura di prevenzione e sicurezza, emissioni polverose anomale continue, emissioni sonore continue anche in orari non strettamente lavorativi.


Una situazione che dura da moltissimo tempo, guardate questa altra foto, qui a fianco, è stata scattata nel gennaio 2015: situazione identica a quella postata sopra e scattata ieri!

IL MANCATO RISPETTO DELLE PRESCRIZIONI SULLO STOCCAGGIO DEI RIFIUTI NEL PIAZZALE DELL’IMPIANTO 
Eppure le autorizzazioni a questo impianto prevedono esplicitamente da anni che:
a) lo stoccaggio dei rifiuti potrà avvenire solo nelle aree individuate nella planimetria pervenuta in data 18 aprile 2004
b) lo stoccaggio all’esterno dei capannoni potrà avvenire solo in contenitori muniti di copertura
c) in caso di stoccaggio esterno dei rifiuti, sia posta particolare attenzione alla raccolta delle acque piovane al fine di evitare che le stesse, venendo a contatto con i rifiuti, possano inquinare la falda o direttamente i corsi d’acqua,
d) lo stoccaggio esterno comunque dovrà essere dotato di appositi sistemi di copertura e avvenire su adeguata pavimentazione e non superare mai i limiti di quantità stoccabili;
e) non dovranno essere mescolate diverse categorie di rifiuti pericolosi.

LA BEFFA DEI CONTROLLORI CHE “NON VEDONO” 
Ma ovviamente come dimostrano le foto queste prescrizioni sono restate sulla carta e nessuno le ha fatte rispettare. Anzi sui controlli siamo arrivati alla beffa!

In data 11 Febbraio 2015 si è svolta una ispezione dei tecnici del Dipartimento Arpal della Spezia. Dal verbale di ispezione, sottoscritto in data 18 Marzo 2015, risulta che gli ispettori di Arpal si sono limitati a riportare, in detto atto ispettivo, unicamente la violazione dello stoccaggio in contenitori non coperti. Non risulta alcun riferimento al cumulo e alle violazioni delle prescrizioni sopra rilevate a cominciare dal mancato rispetto delle volumetri dei rifiuti  detenuti all’esterno del capannone, alla mancanza di pavimentazione adeguata.

In data 20 Marzo 2015 con lettera del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Follo  inviata al rappresentante dei cittadini residenti nella zona limitrofa all’impianto in oggetto, si comunicava che, dopo accertamenti, si era rilevato che non esistevano particolari violazioni in atto all’interno del perimetro dell’impianto.

A sua volta la Diffida della Provincia della Spezia n. 209 del 3 Aprile 2015 successiva al verbale ispettivo di Arpa del 18 Marzo 2015 si limita a chiedere esplicitamente solo il rispetto dello stoccaggio dei contenitori all’esterno  e la loro collocazione su superfici pavimentate dotate di regimazione delle acque.

Insomma come le scimmiette: non vedo, non sento, non parlo! Ma c’è di più…

L’IMPIANTO NON HA ATTUALMENTE L’AUTORIZZAZIONE MA FUNZIONA LO STESSO!
L’impianto, in questione, è soggetto ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) fin dalla autorizzazione che aveva ricevuto nel 2008. È soggetto ad AIA in quanto impianto che non solo gestisce un deposito (messa in riserva) di rifiuti ma li tratta sia pure da un punto di vista fisico superando la soglia delle 50 tonnellate giorno, almeno per i non pericolosi, prevista dalla normativa per applicare l’AIA, come confermato dalla autorizzazione ultima del 2014 dove si afferma che già nel 2008 l’impianto era autorizzato per una quantità media giornaliera di 100 tonnellate di rifiuti pericolosi e non. Non solo ma l’ultima modifica del testo unico ambientale (Dlgs 152/2006) prodotta dal DLgs 46/2014 è stata ulteriormente precisato che anche il solo trattamento fisico oltre una certa soglia quantitativa (50 ton/giorno) di rifiuti non pericolosi è soggetto ad AIA come confermato dalla Circolare del Ministro dell’Ambiente del 17 giugno scorso.

Ebbene questo impianto come altri (ad esempio quello di Saliceti) doveva andare ad AIA entro lo scorso 7 luglio 2015. Ovviamente non ha neppure presentato la domanda, ne i “signori” della Provincia si sono peritati di chiederla ovviamente.
La Circolare del  Ministero dell’Ambiente del 17 giugno scorso, ha chiarito con nettezza che per le installazioni che non hanno ottenuto l’AIA entro il 7 luglio 2015 decadono automaticamente le autorizzazioni previgenti.
Non solo ma non è stato convertito il decreto legge che si inventava la solita “proroghina“.

Quindi dallo scorso 7 luglio 2015 l’impianto di trattamento e recupero rifiuti pericolosi di Follo non dovrebbe più funzionare. Non lo affermo io lo afferma la legge e una Circolare del Ministero dell’Ambiente!


CONCLUSIONI

La conclusione purtroppo è che nel nostro territorio c’è un problema enorme che si chiama Pubblica Amministrazione preposta alla tutela ambientale e alla prevenzione sanitaria:

  • Provincia
  • Comuni
  • Arpal
  • Asl

Una pubblica amministrazione che svolge istruttorie confuse e incomplete, che non svolge correttamente i controlli e non li pianifica adeguatamente, che non ci coordina nelle proprie attività, che ha carenza di aggiornamento professionale e di personale enormi, che non ha la adeguata autonomia dal potere politico (mi riferisco ad Arpal ed Asl).  La mancanza di autonomia frutto non tanto della presunta o reale mala fede dei funzionari ma di un sistema che lascia ancora alla politica il controllo delle nomine apicale e dei finanziamenti da dispensare ogni anno (vedi Arpal e Igiene Ambientale dell’ASL)…… le conseguenze sono tutte davanti a noi.

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